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    November 20

    .

    "Everybody needs a little time away," I heard her say, "from each other."
    "Even lover's need a holiday far away from each other."
    Hold me now. It's hard for me to say I'm sorry. I just want you to stay.

    After all that we've been through, I will make it up to you. I promise to.
    And after all that's been said and done,
    You're... just the part of me I can't let go.

    Couldn't stand to be kept away just for the day from your body.
    Wouldn't wanna be swept away, far away from the one that I love.
    Hold me now. It's hard for me to say I'm sorry. I just want you to know.
    Hold me now. I really want to tell you I'm sorry. I could never let you go.

    After all that we've been through, I will make it up to you. I promise to.
    And after all that's been said and done,
    You're just the part of me I can't let go.

    After all that we've been through, I will make it up to you. I promise to.

    You're gonna be the lucky one.

    November 11

    :(

    E qua tutti si laureano e si masterizzano. . . e vi invidio una cifra. Questa laurea quinquennale comincia a sembrare più un limbo che il raggiungimento di qualcosa.
    Perchè passare la notte a studiare non cambia il fatto che mi senta sempre un pesce fuor d'acqua tra tutti questi futuri burocrati, che beati loro si sentono già a proprio agio nelle vesti di rinomati avvocati, notai, giudici, magistrati. . .
    E a volte penso che probabilmente, nel migliore dei casi, finirò a fare la barista a vita.

    Non voglio fare la fine di Drogo nel Deserto dei Tartari. . . ad attendere un cambiamento che non arriva mai. . . è vigliacco. E non serve.
    ( " C'era poi la speranza segreta per cui Drogo sperperava la migliore parte della vita. Per alimentarla sacrificava leggermente mesi su mesi, e mai bastava.
    L'inverno, il lunghissimo inverno della fortezza, non fu che una specie di acconto. Terminato l'inverno, Drogo ancora aspettava" )
    November 05

    massì.

    Perchè quando poi ci rinunci e credi di non sperarci più. . .
    Capita no, a qualcuno sarà capitato almeno, di imbattersi in chimere più o meno grandi. Quelle che alla fine diventano un'abitudine in cui crogiolarsi perchè non sai come saltarne fuori, o forse nemmeno lo vuoi, in fondo. Quelle che quando ci provi, a trovare il modo per sbrogliarle, ti ritrovi punto e a capo, e devi ricominciare a scervellarti per capire cosa e come fare. . .  e inizi a tuffarti alla cieca negli eventi sperando che una folata riesca a spazzare via quella maledetta utopia.
    Capita, che quando proprio non ce la fai più, decidi drasticamente di voltare pagina e immettere la tua testa matta in un binario a senso unico.
    E quando sembra che le cose stiano andando finalmente per un verso, non si sa se sia quello giusto ma almeno è un verso, ecco che il magma di pensieri nella mia testa ricominciava a ribollire di emozioni che credevo sopite e piano piano risaliva la china portandosi a livelli pericolosi. massì, perchè non so cosa ci sia nella mia testa, se non una massa di emotività ribelle che fatica a restare quieta. Come un vulcano apparentemente a riposo.. quando esplode, sono cazzi.
    Esplode e travolge tutto, sradicando certezze mal piantate e riversandosi inesorabile e veloce lungo le pareti del tempo, solidificandosi in nuove forme e bruciando i residui ; ricalcando incisioni dimenticate e rendendole vive di fiamme arancioni , come un sole stereotipato nel disegno troppo enfatizzato dall'ingenuità di un bambino.
    Non credo sia sbagliato, forse un pò irruento, ma può essere errato ostinarsi a voler assaporare tutto nella vita? No, credo di no. Non saprei mai che gusto avrebbe altrimenti. Alcuni bocconi sono amari, molti, i più, insipidi e sciapi. Spesso l'apatia ti sprona a non volerne più, tanto quel gusto a tutto tondo che dicono riempia la vita non lo assaggerai mai. Ma no, sono fatta così, alcuni dicono che non sanno come, altri preferiscono dire che non capiscono, altri ancora che sono matta. Devo vivere, e farmi male, e poi farmi bene. Devo gustare le cose.
    E se non l'avessi fatto, non l'avrei trovato. Dolce ,ma non troppo; delicato, ecco, che non stufa le papille gustative ma le accarezza. Dolce e un pò salato, diceva pupo, salato ma non troppo, quanto basta a stuzzicarti il palato, senza lasciarti arida l'anima . E un pò piccante, giusto un pò, per non bruciare, ma riscaldare. Lascia in bocca quel tepore che ne vorresti ancora.. e ancora... e ancora...
    October 15

    m'è preso lo sprazzo poetico

     
    " . . .  È vero che la mia terra è piccola
    Ma ho sempre affabulato sui luoghi inesplorati
    Con una certa lietezza, quasicchè non fosse vero

    Ma tu ci sei, qui, in voce
    La luna è risorta;
    le acque scorrono;

    il mondo non sa di essere nuovo e la sua nuova giornata
    finisce contro gli alti cornicioni e il nero del cielo( . . .)
    "
     
     
     
    . . . diceva Pasolini. . . 
    October 08

    .

    Quanto mi piace l'odore delle foglie secche con quel retrogusto di legna arsa e spenta da un'acquazzone . . . ( ecco un modo poetico per dire che sono andata a correre ).
    October 07

    Primi gemelli

     
     
    " I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell'infinita serie dei numeri naturali,schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi.
    Certe volte pensava che in quella sequenza ci fossero finiti per sbaglio, che vi fossero rimasti intrappolati come perline infilate in una collana. Altre volte, invece, sospettava che anche a loro sarebbe piaciuto essere come tutti, solo dei numeri qualunque, ma che per qualche motivo non ne fossero capaci. Il secondo pensiero lo sfiorava soprattutto di sera, nell'intrecciarsi caotico di immagini che precede il sonno, quando la mente è troppo debole per raccontarsi delle bugie.
    In un corso del primo anno Mattia aveva studiato che tra i numeri primi ce ne sono alcuni ancora più speciali. I matematici li chiamano primi gemelli : sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini, anzi quasi vicini, perchè fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero. Numeri come l'11 e il 13, come il 17 e il 19, il 41 e il 43. Se si ha la pazeinza di andare avanti a contare, si scopre che queste coppie via via si diradano. Ci si imbatte in numeri primi sempre più isolati, smarriti in quello spazio silenzioso e cadenzato fatto solo di cifre e si avverte il presentimento angosciante che le coppie incontrate fino a lì fossero un fatto accidentale, che il vero destino sia quello di rimanere soli. Poi, proprio quando ci si sta per arrendere, quando non si ha più voglia di contare, ecco che ci si imbatte in altri due gemelli, avvinghiati stretti l'uno all'altro. Tra i matematici è convinzione comune che per quanto si possa andare avanti, ve ne saranno sempre altri due, anche se nessuno può dire dove,finchè non li si scopre.
    Mattia pensava che lui e Alice erano così, due primi gemelli, soli e perduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero. A lei non l'aveva mai detto. "
     
     
     
    October 06

    . . .

    Il mio blog in disuso... mi ero quasi dimenticata di avere un blog. Io. Mah.
    Questa cosa l'ho pensata e l'ho scritta a penna questa notte alle due, quindi, non escludo che sia priva di filo logico.
    Pensavo che effettivamente la vita, è strana. E fin qua, credo nessuno abbia nulla da eccepire. La vita è strana, è triste, è dolce, è amara, spesso pure salata, quando ha il sapore delle lacrime e del sudore ; è strana perchè ti pone di fronte ad un disegno e all'improvviso te ne mostra un altro voltando pagina. E' strana perchè ti porta via dei pezzi che pensi di aver perso, per poi ritrovarteli tra i piedi senza sapere come sia successo.
    Beh certo, è anche e soprattutto un bel mattone da reggere, la vita. Che a volte credi fermamente potresti soltanto andare a fondo. A volte non lo vedi il fondo, non vedi niente, buio pesto ; a volte resti lì a galla  tra le ombre sfocate dei se e dei ma. Alcuni non sanno nemmeno cosa ci sia oltre lo specchio ambrato di una quieta monotonia, ma non li chiamerei fortunati, a meno che l'ignoranza non sia più preziosa di una risalita conquistata.
    Pensavo insomma che in tutto questo marasma in lento moto perpetuo... lento... insomma... lento sì, lenti i giorni, lente le ore, quando ritardi al bivio perchè non sai che via imboccare.. ma così tanta lentezza non la noto quando mi volto e un attimo è già troppo lontano per rincorrerlo. Dicevo (mi sono persa in un inciso senza virgole e con troppa punteggiatura vaga), in tutto questo, alla fine, un sorriso è forse quello che paga di più. Ennò, non è lo spot per un dentifricio per una scontatissima pubblicità progresso !
    Insomma pensateci.. tutti presi da noi, da voi, dagli interessi. Dalla frenesia, dalla politica a vuoto, dai propositi vani e dalle scelte mai fatte davvero. Oppure immobili negli imprevisti amari, perchè quelli no, non li scegli ma ti scelgono.
    Tutti presi dai giudizi.. ah che brutta cosa i giudizi. brutta davvero. Mi guardo intorno e vedo solo dita puntate a distanza millimetrica, quasi a voler sfruttare ogni centimetro cubo aeriforme disponibile. Poi, un giorno, scopri che anche tu, così impegnato a valutare  giusto e sbagliato negli occhi di qualcun'altro, sei capace di altrettante bassezze se non più infime, e guardandoti allo specchio pensi che lì dal basso è un pò improbabile poter arrogarsi il diritto di puntare un dito. Rischi di restare schiacciato.
    E allora mi dico... quando capita, un sorriso, quello sì, paga.
    Quando capita di sorridere, quello sì, paga.
    Quando la vita ti sorride, seppure per una frazione di secondo, ti senti appagato.
    Quando ,poi, il sorriso lo scorgi negli occhi più belli del mondo . . . ( applico alla vita i puntini di sospensione).
    Bah.. mi sa che ho scritto un mare di stronzate.
     
    August 26

    Vi invito, per cortesia, a perdere qualche minuto per leggerlo tutto.

    Di minuti da spendere per le stronzate, ne troviamo sempre.

    Spendetene una decina per leggere questo, grazie.

     

    IL REPORTAGE. Il racconto di Titti e Hadengai,due dei cinque sopravvissuti sul gommone maledetto

    Un anno, 4 mesi e 21 giorni
    viaggio dalla morte all'Italia

    di EZIO MAURO

     
     
     
    PALERMO - Italia? È una stanza bianca e blu, la numero 1703, pneumologia 1, primo piano dell'ospedale "Cervello". Un tavolino con quattro sedie, due donne coi capelli bianchi negli altri due letti, dalla finestra aperta le case chiare del quartiere Cruillas, le montagne di Altofonte Monreale, il caldo d'agosto a Palermo. Sui due muri, in alto, la televisione e il crocifisso, una di fronte all'altro.

    È quel che vede Titti Tazrar da ieri mattina, quando apre gli occhi. Quando li chiude tutto balla ancora, ogni cosa gira intorno, il letto è una barca che si inclina e poi si piega sulle onde. Titti cerca la corda per reggersi, d'istinto, come ha fatto per 21 giorni e 21 notti, con la mano che da nera sembra diventata bianca per la desquamazione, una mano forata dalle flebo per ridare un po' di vita a quel corpo divorato dalla mancanza d'acqua. La gente che ha saputo apre la porta e la guarda: è l'unica donna sopravvissuta - con altri quattro giovani uomini - sul gommone nero che è partito dalla Libia con un carico di 78 disperati eritrei ed etiopi, ha vagato in mare senza benzina per 21 giorni, ha scaricato nel Mediterraneo 73 cadaveri e ha sbarcato infine a Lampedusa cinque fantasmi stremati da un mese di morte, di sete, di fame e di terrore.

    Quei cinque sono anche gli ultimi, modernissimi criminali italiani, prodotto inconsapevole della crudeltà ideologica che ha travolto la civiltà dei nostri padri e delle nostre madri, e oggi ci governa e si fa legge. I magistrati li hanno dovuti iscrivere, appena salvati, al registro degli indagati per il nuovo reato d'immigrazione clandestina, i sondaggi plaudono. Anche se poi la vergogna - una vergogna della democrazia - darà un calcio alla legge, e per Titti e gli altri arriverà l'asilo politico. Scampati alla morte e alla disumanità, potranno scoprire quell'Italia che cercavano, e incominciare a vivere.

    Un'Italia che non sa come cominciano questi viaggi, da quanto lontano, da quanto tempo: e come al fondo basti un richiamo composto da una fotografia e una canzone. Titti ad Asmara aveva un'amica col telefonino, e ascoltavano venti volte al giorno Eros Ramazzotti nella suoneria, con "L'Aurora". In più, a casa la madre conservava da anni una cartolina di Roma, i ponti, una cupola, il fiume e il verde degli alberi. Tutti parlavano bene dell'Italia, le mail che arrivavano in Eritrea, i biglietti con i soldi di chi aveva trovato un lavoro. Quando la bocciano a scuola, l'undicesimo anno, e scatta l'arruolamento obbligatorio nell'esercito, Titti decide che scapperà in Italia. E dove, se no?
    Fa due mesi di addestramento in un forte fuori città, soldato semplice. Poi, quando torna ad Asmara, si toglie per sempre la divisa, passa da casa il tempo per cambiarsi, prendere un vestito di scorta, una bottiglia d'acqua più la metà dei soldi della madre, delle cinque sorelle e del fratello (200 nakfa, più o meno 10 euro), e segue un vecchio amico di famiglia che la porterà fuori dal Paese, in Sudan. Prima viaggiano in pullman, poi cresce la paura che la stiano cercando, e allora camminano di notte, dormendo nel deserto per sette giorni. Senza più un soldo, Titti va a servizio in una casa come donna delle pulizie, vitto e alloggio pagati, così può mettere da parte interamente i 250 pound sudanesi mensili. Quando va al mercato chiede dove sono i mercanti di uomini, che organizzano i viaggi in Europa. Li trova, e quando dice che vuole l'Italia le chiedono 900 dollari tutto compreso, dal Sudan alla Libia attraversando il Sahara, poi il ricovero in attesa della barca illegale, quindi il viaggio finale.

    Ci vuole un anno per risparmiare quei soldi. E quando si parte, sul camion i mercanti caricano 250 persone, sul fondo del cassone dov'è più riparato dalla sabbia ci sono con Titti due donne incinte e una madre col bimbo di tre mesi. Lei ha due bottiglie d'acqua, le divide con le altre, ci sono i bambini di mezzo, non si può farne a meno. Prima della frontiera con la Libia li aspettano, tutti guardano giù dal camion, temono un posto di blocco, invece sono gli agenti locali dei mercanti, li guidano per una strada sicura e li portano nei rifugi, disperdendoli: parte ammassati in un capannone, parte nei casolari isolati, soprattutto le donne. Le fanno lavorare in casa e negli orti, cibo e acqua sono come in galera, il minimo indispensabile. Trattano male, fanno tutto quel che vogliono. Dicono sempre che la barca è pronta, che adesso si parte, ma non si parte mai. Intimano alle donne di non uscire di casa e Titti diventa amica di Ester e Luam, che abitano con lei per quasi quattro mesi. Chi ha parenti in Europa deve dare l'indirizzo mail, in modo che i mercanti scrivano, chiedano soldi urgenti per aiutare il viaggio, per poi intascare la somma quando arriva al money transfer, da qualche parte sicura.

    Invece un pomeriggio alle cinque tutti urlano, bisogna uscire, sembra che si parta davvero. Le ragazze dicono che non hanno niente di pronto, non hanno messo da parte il pane e nemmeno l'acqua dalle porzioni razionate, non sapevano: possono avere qualcosa da portare in barca? Non c'è tempo, alle sei bisogna essere in mare, via con quello che avete addosso, e tutti lontani dalla spiaggia che possono arrivare i soldati, meglio nascondersi dietro i cespugli e le dune, forza. La barca è un gommone nero di dodici metri, che normalmente porta dieci, dodici persone. Loro sono settantotto, nessun bambino, venticinque donne. Non riescono a trovare spazio, c'è qualche tanica di benzina sotto i piedi, stanno appiccicati, incastrati, accovacciati, qualcuno in ginocchio, altri in piedi tenendosi alle spalle di chi sta sotto, nessuno può allungare le gambe. Ma ci siamo, è l'ultimo viaggio, in fondo a quel mare da qualche parte c'è l'Italia, Titti a 27 anni non ha la minima idea della distanza, pensa che arriveranno presto. Ecco perché è tranquilla quando arriva la prima notte, lei che è partita solo con dieci dinari, i suoi jeans, una maglia bianca e uno scialle nero. Nient'altro.
    "Adei", madre, sto andando, pensa senza dormire. "Amlak", dio, mi hai aiutato, continua a ripetersi mentre scende il freddo. A metà del secondo giorno, quando le ragazze pensano già quasi di essere arrivate, la barca si ferma. Il pilota improvvisato dice che non c'è più benzina. Schiaccia il bottone rosso come gli ha insegnato il trafficante d'uomini, ma non c'è nessun rumore. Adesso si sente il rumore delle onde. Nessuno sa cosa fare. Gli uomini provano col bottone, danno consigli, uno scende in mare a guardare l'elica. Le donne si coprono la testa con gli scialli. Si avverte il caldo, nessuno lo dice, ma tutti pensano che l'acqua sta finendo. Chi ha pane lo divide coi vicini. Un pizzico di mollica per volta, facendo economia, allungandola nel pugno chiuso per farla bastare fino a sera, cinque, sei bocconi.

    La notte fa più paura. Non c'è una bussola, e poi a cosa servirebbe, con il gommone trasportato dalle onde, spinto dalla corrente, e nessuno può fare niente. Finiscono i fiammiferi, dopo le sigarette, non si vede più niente. Tutti a guardare il mare, sembra che nessuno dorma. La quarta notte spuntano delle luci a sinistra, poi se ne vanno, o forse la barca ha girato a destra. Era una nave? Era un paese? Era Roma? Cominci a sentirti impotente, sei un naufrago.

    All'inizio ci si vergogna per i bisogni, fingi di fare un bagno attaccato con una mano alla corda, chiedi per favore di rallentare, e fai quel che devi in mare. Poi man mano che cresce l'ansia e anche la disperazione, non ti vergogni più. Chi sta male, chi sviene dal caldo e dalla fame, i bisogni se li fa addosso. Quando la situazione diventa insopportabile tutti urlano in quella parte del gommone: "Giù, giù, vai in mare, vai". Ma il settimo giorno i problemi cambiano.

    Muore Haddish, che ha vent'anni, ed è il prino. Continua a vomitare da ventiquattr'ore, sta male, si lamenta prima della fame poi solo della sete. "Mai", acqua. Lo ripete continuamente. Anche Titti ripete "mai" nella testa, c'è solo acqua intorno a loro, eppure stanno morendo di sete, non riescono a pensare ad altro. Due ragazzi, Biji e Ghenè, si danno il turno a sorreggere Haddish, altri fanno il turno in piedi per lasciargli lo spazio per distendersi, uno sale persino sul motore. Dopo il tramonto tutti lo sentono piangere, urlare, gemere, poi non sentono più niente e non sanno se si è addormentato o se è morto. "E' arrivato - dice all'alba Ghenè - noi siamo in viaggio e lui è arrivato". I due giovani prendono Haddish per le spalle e per i piedi, dopo avergli tolto le scarpe, e lo gettano in mare. Le ragazze piangono, una donna canta una nenia sottovoce.

    Yassief si è portato in barca una Bibbia. La apre, e legge i Salmi: "Quando ti invoco rispondimi, Dio, mia giustizia: dalle angosce mi hai liberato, pietà di me, ascolta la mia preghiera". Titti piange per il ragazzo morto, e pensa che non si poteva fare altrimenti. Adesso ha paura che il viaggio duri ancora giorni e giorni, che il mare li risospinga indietro verso la Libia, non possono viaggiare con un cadavere, e poi hanno bisogno di spazio. "Meut", la morte, comincia a dominare tutti i pensieri, riempie "semai", il cielo, verrà dal mare, "bahari". Le donne si coprono la testa, il sole stordisce più della fame, tutto gira intorno, la nausea cresce, salgono vapori ustionanti di benzina e di acqua dal fondo del gommone. A sera, ogni sera, Yassief leggerà la Bibbia, Giosuè, Tobia, i Salmi, e cercherà di confortare i compagni: noi stiamo morendo, ma qualcuno ce la farà.

    Muore qualcuno ogni giorno, ormai, e il numero varia. Uno, poi tre, quindi cinque, un giorno quattordici e si va avanti così. Dicono che i primi a morire sono quelli che hanno bevuto l'acqua di mare, Titti non sapeva che era mortale, non l'ha bevuta solo per il gusto insopportabile, si bagnava le labbra continuamente. Poi Hadengai ha l'idea di prendere un bidone vuoto di benzina, tagliarlo a metà, lavare bene la base e metterla sul fondo della barca, dove i morti hanno aperto uno spazio. Spiega che dovranno raccogliere lì la loro orina, per poi berla quando la sete diventa irresistibile, pochi sorsi, ma possono permettere di sopravvivere. Lo fanno, anche le donne, però di notte. Titti beve, come gli altri. Potrebbe bere qualsiasi cosa: anzi, lo sta facendo.

    Dopo quindici giorni, appare una nave in lontananza. Sembra piccolissima, ma tutti la vedono, c'è. Chi ce la fa si alza in piedi, si toglie la maglia ingessata dal sale per agitarla in alto, urla. A Titti cade lo scialle in mare, l'unica protezione dal freddo, l'unico cuscino, la coperta, l'unico bene. Yassief e un altro ragazzo sono i soli che sanno nuotare: lasciano la Bibbia a una donna che ha la borsa con sé, si tuffano, è l'ultima speranza, torneranno a salvarli con la nave e li prenderanno tutti a bordo, dove c'è acqua e cibo. Tutti si alzano a guardarli, ma il gommone va dove vuole, dopo un po' nessuno li ha più visti, e pian piano la nave lontana è scomparsa, loro non ci sono più.

    L'acqua è un'ossessione e intanto pensi al pane, al riso, alla carne, scambi i frammenti di legno per briciole, sai che è un inganno ma te li metti in bocca. Senti le forze che vanno via, vedi buttare a mare i cadaveri e non t'importa più. Ora quando arriva la morte butteranno giù anche me, pensa Titti, spero che mi chiudano gli occhi. Non sai i nomi dei tuoi compagni, conosci solo le facce. Al mattino ne cerchi una e non la vedi più, oppure ne trovi una che avevi visto calare in mare, non sai più dove finisce l'incubo e comincia la realtà. Ma adesso in barca tutti sanno che le due amiche, Ester e Luam, sono incinte, anche se non lo dicevano perché la gravidanza era cominciata in Libia, nella casa dei mercanti d'uomini, tra le minacce e la paura. Tutti lo sanno perché loro stanno male e parlano dei bambini. Gli altri ascoltano, la pietà è silenziosa, nessuno litiga, qualcuno sposta chi gli cade addosso dormendo. Anche se non è dormire, è mancare. Non sai quando svieni e quando dormi. Ora allunghi le gambe sul fondo, i morti hanno lasciato spazio ai vivi.

    Titti è più forte delle amiche. Quando Ester perde il bambino, è lei che getta tutto in mare, poi lava il vestito, e pulisce il gommone mentre tiene la mano all'amica, che dice basta, tutto è inutile, vado. Muore subito dopo, Titti non piange perché non ha più le forze, quando muore anche Luam due giorni dopo lei si lascia andare. Pensa solo più a morire, scuote la testa quando la donna con la Bibbia ripete quel che ha sentito da Yassief, ed ecco, noi stiamo morendo ma qualcuno arriverà. No, lei adesso rinuncia. Non pensa più all'Italia, non sa dov'è, non la vuole. Non ha più nessuna paura. Ripete a se stessa che dev'essere così in guerra, nelle carestie. Basta, vuoi finire, vuoi solo arrivare al fondo della fame, della sete, di questo esaurimento, non hai il coraggio o l'energia o la lucidità per buttarti e lasciarti andare, affondare sott'acqua e sparire, ma vuoi che sia finita. Persa l'Italia, il gommone adesso ha di nuovo uno scopo: diventa un viaggio per la morte, e va bene così. La diciassettesima notte, forse, Titti si separa da tutto e raduna tutto, la madre e Dio, il cielo, il mare e la morte, "Adei, Amlak, semai, bahari, meut". Rivede suo padre accovacciato, che fuma contro il muro la sera. Si accorge che la sua lingua, il tigrigno, non ha la parola aiuto.

    Si accorge dalle urla, all'improvviso, che c'è una barca di pescatori e li ha visti. Arriva, e nessuno ce la fa più a gridare. Accostano, ma quando vedono sette cadaveri a bordo e quegli esseri moribondi hanno paura e vanno indietro. Allora i due ragazzi si avventano, non lasciateci qui. La barca si ferma, lanciano un sacchetto di plastica, ma finisce in acqua. Si avvicinano, ne lanciano un altro. Hadangai lo afferra e mentre lo aprono i pescatori se ne vanno, indicando col braccio una direzione.

    Dentro c'è il pane, con due bottiglie. Titti beve, ma afferra il pane. Appena ha bevuto ne ingoia un morso, ma urla e sputa tutto. Il pane taglia la gola, non passa, lo stomaco e il cuore lo vogliono ma il dolore è più forte, ti scortica dentro, è una lama, non puoi mangiare più niente. Ma con l'acqua l'anima comincia a risvegliarsi. Forse siamo vicini a qualche terra. Sia pure la Libia, basta che sia terra. Ed ecco un rumore grande, più forte, più vicino poi sopra, davanti al sole. E' un elicottero, si abbassa, si rialza. Arriva una motovedetta di uomini bianchi, non vogliono prenderli a bordo, ma hanno la benzina, sanno far ripartire il motore, dicono ai ragazzi come si guida e il gommone li deve seguire.

    Un giorno e una notte. Poi l'ultima barca. Questa volta li fanno salire. Sono rimasti in cinque: cinque su 78. Chi ce la fa ancora va da solo, Titti la devono portare a braccia. Non capisce più niente, tutto è offuscato, c'è soltanto il sole e lo sfinimento. La siedono. Poi le buttano acqua in faccia. Lì capisce di essere viva. Non chiede con chi è, né dov'è. Che importanza può avere, ormai? Forse non è nemmeno vero, basta chiudere gli occhi per rivedere la stessa scena fissa di un mese, gli odori, gli sbalzi, il rumore delle onde. Così anche in ospedale, dove le visioni continuano, volti, cadaveri, immagini notturne, incubi sul soffitto e sul muro bianco e blu.

    Ma se allunga la mano, Titti adesso trova una bottiglietta d'acqua. Attorno non muoiono più. Ieri le hanno dato una card per telefonare a sua madre ad Asmara, le hanno detto che è in Italia. Le persone entrano e le sorridono. Due ore fa un medico le ha raccontato in inglese che hanno perso l'altro naufrago ricoverato al "Cervello", Hadengai, in camera non c'è, l'hanno chiamato per una radiografia e non si è presentato, hanno guardato sulle panchine nel giardino ma nessuno sa dove sia. Lei non vuole più pensare a niente. Tiene una mano sulle labbra gonfie, con l'altra mano, dove c'è un anello giallo alto e sottile, tira il lenzuolo per coprire la piccola scollatura a V del camice. Ha paura che sapendo della sua fuga all'Asmara facciano qualcosa di brutto a sua madre e alle sue sorelle. E però vorrebbe dire a tutti che ha fatto la cosa giusta, anche se adesso sa cosa vuol dire morire: ma oggi, in realtà, è la sua vera data di nascita. Quando non ci sperava più ce l'ha fatta, è arrivata. Non ha più niente da dire, può solo aspettare.
    Poi si apre la porta, e arriva Hadengai. Ha una tuta da ginnastica nera, con la maglietta bianca, cammina lentamente incurvando tutti i suoi 24 anni, e spinge piano il vassoio col cibo che vuole mangiare qui. Ci ha messo un po' di tempo ad arrivare, si è perso, è tornato indietro, guardava senza capire tutte quelle scritte, la sala dialisi, le proposte assicurative in bacheca, i cartelli dell'Avis, la macchinetta al pian terreno che distribuisce dolci e caramelle e funzionava da punto di riferimento. Poi ha trovato la camera di Titti. Si è seduto sul bordo del letto della paziente accanto, che sotto le coperte si è fatta un po' più in là.

    I due naufraghi parlano sottovoce, lui assaggia qualcosa del pollo con patate che ha sul vassoio, non apre nemmeno il nailon del pane, lei taglia in quattro un maccherone. Ma va meglio, ormai. Non hanno un'idea di che cosa sia davvero l'Italia 2009, fuori da quella porta. Ma prima o poi capiranno che sopra l'ascensore numero 21, proprio davanti a loro, c'è scritto "la vita è un bene prezioso".

    (26 agosto 2009)

     

     

    ps. Nel frattempo, nella tanto agognata Italia, la lega era impegnata a creare su facebook un giochino chiamato " rimbalza il clandestino".

    O meglio, il fautore è bossi junior.

    questa, tra le altre puttanate che ho letto.

    (bankitalia ha affermato che non è a causa dell'immigrazione che gli italiani perdono il posto di lavoro, o non riescono a trovarne uno.

    Intanto, borghezio chiede lumi sull'esistenza degli u.f.o )

    August 13

    pennellate in una notte di mezza estate.

    L'altra sera Bia diceva una frase. Niente di eclatante, eppure mentre la dicevi, Bia, ho pesato le parole e si è scatenata una sorta di reazione a catena di considerazioni abbastanza nichiliste. Dicevi " Mi stanno strappando via l'estate", su per giù credo fosse così.
    Io credo che non solo ci stiano strappando di mano l'estate, ma ci stiano strappando con foga il tempo. Ci strappano e ci stracciano il futuro, che noi tentiamo di ricucire con labili certezze precarie ; ci strappano il futuro ponendoci tra le mani il contentino delle speranze.
    Ci vedi lì a fare gruppo eterogeneo di sguardi vacui e sorrisi estemporanei, a volte un pò sorpresi, a volte quasi spesi a forza di formalità ; impegnati a crederci diversi , staccandoci di dosso etichette da noi stessi appiccicate sulle nostre facce anonime, impegnati a scalare le righe dell'omolgazione, creandone a nostra volta. Tentiamo di soffocare l'incertezza col presente, di affogarla in un gin tonic, di confonderla nell'oro pallido di una slavata peroni; cantiamo di mondi diversi, cantiamo dfferenti noi stessi, cantiamo di rabbia che non sfoghiamo e di romanticismo in cui ci nascondiamo.
    E si trascinano così le sere di un'estate che ci strapperanno, che ci strapperemo di dosso, per riverstirci di un autunno denso di scommesse universitarie, di curriculum invidiati e mai osservati. Ricorderemo l'afa vacanziera in un fondo di bicchiere, ricorderò troppo spesso uno strascico amaro che forse assaporo solo io. O forse no.
    E vorrei a volte avere in borsa non una fotocamera digitale, semplice nella sua asettica perfezione d'utilizzo, ma un pennello, di quelli a setole dure e punta quadrata, di quelli che scavano la tempera e ne assorbono il cuore del pigmento ; servirebbe a dipingere sulla parete all'angolo della mia mente, uno di quei momenti apparentemente insipidi delineati dalla segnaletica abbagliante a centro strada. Sfondo profondo di un nero corvino, bianco ottico che hai timore di macchiarlo, e profili ramati nel buio della notte , striati d'argento da folate possenti di un finestrino aperto.
    Conserverei questo, vi ricorderei così, sguardi assorti e voci distanti in una pennellata di mezzanotte.
    July 06

    .salve.

    Salve, mondo. Prima di tornare sui libri, ho un intervento da scrivere. Veramente due, ma questo è prioritario , per me, rispetto ad altro.
    Beh. . . diciamo che, non è stato proprio un periodo idilliaco, perchè ho questo vizio tremendo di masturbarmi la mente.. e perchè mi mancava un pezzo, e forse mi mancherà sempre, sicuramente mi mancherà sempre, quel pezzo. Però ora va meglio, molto meglio, e se sto meglio e la mia mente ha un momento di tregua, lo devo soprattutto a due persone, che probabilmente nemmeno immaginano di aver fatto qualcosa di notevole per me. Non lo sanno, anzi, non lo sapete, e io non sono solita dirlo dal vero perchè mi riesce malissimo, no, non mi riesce proprio... sono preda dell'ermetismo e non sono mai stata brava a trasformare in parole la gratitudine o l'affetto. con i gesti mi riesce meglio, quindi, farò uso, per una volta, positivo , di questo frammento di rete.
    Dunque.. un grazie va a mia moglie, Bia. Bia che dice di essere noiosa, e invece non lo è affatto; bia che con un abbraccio fa sorridere il mio io a 3456567789 denti, perchè riesci a non farmi sentire un pesce fuor d'acqua... ma mi fai sentire speciale. Perchè le mie seghe mentali non ti spaventano, perchè capisci, perchè mi hai diagnosticato un evidente complesso di elettra e non pretendi di curarlo. Insomma, perchè mi prendi per quello che sono,  nella mia parte " orsacchiottosa" ( come dici tu - non dirlo in giro ti prego bia-), come in quella arrogante e diffidente che tutti conoscono. E dato che sappiamo bene tutti che la vita è un via vai di gente, e noi siamo gli unici cardini di noi stessi; dato che gli affetti si donano, prendono, e spesso spariscono lasciandosi dietro , e lasciandoci dentro, vuoto e secchezza... mi auguro che qualsiasi strada io e  te prenderemo, ci sia sempre un acchiappasogni di mezzo a legarci.
    Poi... poi c'è qualcuno decisamente più distante, che ha avuto il coraggio di fare un passo oltre mare. E direi proprio che sì, ho approfittato tante volte della tua pazienza e tolleranza affidandoti la mia amarezza, la mia frustrazione, le mie lacrime e la mia sconclusionata indecisione, la mia confusione, la mia rabbia. Mentre il mondo correva e io mi ostinavo a restare indietro a stagnare in un limbo incerto, eppure, talvolta, confortevole. Mi ci volevano credo due letterali ceffoni per svegliarmi, e ho temuto di aver mandato in frantumi qualcosa quando hai giustamente deciso di scrollarmi a suon di parole forti. Spero di vederti prima o poi, semmai dovessi un giorno ritrovarmi a vagare per le strade della mancia, verrò a farti visita =) ( mi auguro di beccarti prima su msn, visto che ogni volta ti leggo troppo tardi, mea culpa).
    Ok.. finito. questo avevo da scirvere, o da dire, ed è pure troppo mieloso per i miei gusti ^^
    Ciauz
    July 01

    .una matta.

    Il dams mi pare, da quel che ho potuto leggere in rete, un pò troppo " teorico".
    Sono invece capitata sul sito dell'accademia di belle arti di bologna.. che mi sembra decisamente meglio. Cazzo però se sono alti gli affitti a bologna.. e si lamentano di Bari ! Qua un posto letto sotto i 200 euri lo trovi almeno.
    Intanto, giovedì ho un esame. Infatti dovrei studiare anzichè scrivere qua sopra.. se uno psicologo entrasse nella mia testa, secondo me, ne uscirebbe totalmente pazzo.
    su in terrazzo la luna è tagliata di netto a metà, la cicca della mia sigaretta si è spenta e domani mia madre mi fa un culo così perchè ho dimenticato di gettarla. si profuma d'estate. quell'odore che sa di pioggia anche se è sereno, di erba secca e di peroni al central.
    ho ritrovato alcune foto delle medie  e mi sono detta che " cazzo sì, pallina mi ci stava proprio bene". ne devo mettere una qua sopra.. avevo i capelli corti a spina, i ciuffoni alla emo azzurri ed ero una secchiona.
    Tommy tommy non mi ha pagata. se voi volete infiltrarmi nell'uds spacciandomi per liceale, io vi ingaggio per un presidio rifondarolo a difesa delle cameriere sfruttate.
    mi sono sposata bia a las vegas dopo aver inalato una buona dose di azoto sballoso.
    bia il tuo acchiappa sogni indiano è finito davvero sotto il mio letto, spero non finisca nell'aspirapolvere. spero di non avere realmente bisogno di un acchiappasogni.
    non so perchè ho conservato quel biglietto che era con i fiori.. sarà che closer mi piace a prescindere. il ragazzo aveva gusto, devo ammettere... ( ragazzo......'somma.....)
    " attraverso ogni foresta, sopra gli alberi
    nel mio stomaco, sbucciandomi le ginocchia
    bevo il miele dentro il tuo alveare
    sei la ragione per cui resto vivo
    "
    ( no che non ci sto ripensando. che le conosco le vostre menti contorte. mi piace solo la canzone)
    tornando a quella cosa odiosa che è il diritto internazionale, vi saluto con Faber.. ( ah, io affianco a quell'orrore che è piazza almirante,  ci voglio villa faber, piazza faber o quello che è. immaginatevelo " villa fabrizio " faber" de andrè.. tutt'un'altra cosa. almirante. ma che cacata mondiale...).
     
     
    "Tu prova ad avere un mondo nel cuore
    e non riesci ad esprimerlo con le parole
    ,

    e la luce del giorno si divide la piazza
    tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa,
    e neppure la notte ti lascia da solo:
    gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro "
     
    June 28

    allora...

     
    Ho appurato tre cose:
    uno: ho appena infranto le speranze di qualcuno. il che è conferma che da qualsiasi parte della barricata ci si trovi, l'amore resta sempre e soltanto una disgrazia. peggio delle sette piaghe d'egitto. una cacca fetente che ha un limite talmente labile tra amare e stare male, che non vale la pena imbarcarcisi. 
    ragion per cui, mi tengo il vuoto, che almeno causa danno solo a me.
    due: dimenticare è una via di mezzo tra le piaghe d'egitto e la disgrazia sopra citata.
    tre: siamo punto e a capo. io e io. meglio così. o forse no.
     
     
    June 17

    wrong

    Sono nato con il segno sbagliato
    nella casa sbagliata
    con l'ascendenza sbagliata
    ho preso la strada sbagliata
    che portava a tendenze sbagliate
    ero nel posto sbagliato al momento sbagliato
    per la ragione errata e la rima sbagliata
    nel giorno sbagliato della settimana sbagliata
    ho usato il metodo sbagliato con la tecnica sbagliata

    Sbagliato
    Sbagliato

    C'è qualcosa che non va in me dal punto di vista chimico
    qualcosa di sbagliato di intrinseco a me
    il mix sbagliato nei geni sbagliati
    ho raggiunto il fine sbagliato con i mezzi sbagliati
    è stato un piano sbagliato
    nelle mani sbagliate
    con la teoria sbagliata per l'uomo sbagliato
    le bugie sbagliate, sulle vibrazioni sbagliate
    le domande sbagliate con le risposte sbagliate

    Sbagliato
    Sbagliato

    Stavo marciando con il tamburo sbagliato
    con la schiuma sbagliata
    a prendere in giro l'energia sbagliata
    usando tutte le linee sbagliate
    e i segni sbagliati
    con l'intensità sbagliata
    ero nella pagina sbagliata del libro sbagliato
    con la sbagliata interpretazione del gancio sbagliato
    ho fatto la mossa sbagliata, ogni notte sbagliata
    con il suono sbagliato finchè divenne corretto


    Sbagliato
    Sbagliato

    Troppo lungo
    Sbagliato

    Sono nato con il segno sbagliato
    nella casa sbagliata
    con l'ascendenza sbagliata
    ho preso la strada sbagliata
    che portava a tendenze sbagliate

    ero nel posto sbagliato al momento sbagliato
    per la ragione errata e la rima sbagliata
    nel giorno sbagliato della settimana sbagliata
    ho usato il metodo sbagliato con la tecnica sbagliata
     
     
    traduzione di
    Wrong
    Depeche Mode 
    June 12

    Mare.

     
    Ieri pomeriggio sono andata al mare. Non l'avevo programmato, ci sono semplicemente andata. Beh, era già la seconda volta.
    Sapete qual è la cosa bella del mare? Oltre al refrigerio e all'abbronzatura ( per chi ha la fortuna di avere un minimo di melanina in corpo) intendo. Il bello del mare è che quando c'è, pare fermarsi tutto. Davvero. Almeno, a me fa questo effetto ; è là imperturbabile, immenso, che sembra oltre l'insenatura non debba finire più. Cristallino o incazzato nero, è sempre meraviglioso, e ( nonostante i probabili scarichi fognari dei ristoranti sulla costa) pare estraneo a tutto il resto. Al sistema. Alla merda.
    Lui è là per ascoltarti, non si smuove.
    Mare calmo, sole cocente, sabbia morbida.
    Onde che si schiantano, nuvole rapide, sabbia fredda.
    Finchè dura, io STO BENE.
    Non mi è molto simpatico Baricco, ma quando in OceanoMare scrive del mare come la cura a tutto... forse intendeva questo. o anche questo.
    E se ti fermi a fissare l'orizzonte, vorresti morire in quell'istante. Morire perdendoti in quel punto dove finisce il cielo e inizia il mare, finisce il mare e inizia il cielo, quel punto che c'è ma tu non sai dov'è. sai solo che si fondono in una pennellata vivida. Davvero, se potessi scegliere, acconsentirei a morire in quel preciso istante.
    Però.. però.
    Però quando il sole è diventato tiepido e l'arancio macchia l'orizzonte, e persino il suono del cellulare ti ricorda che devi andare.. tutto torna. tutto torna a galla, e non profuma di salsedine.
    non profuma di salsedine e non si schianta con dolcezza, ma ti prende con la fora e ti trascina in una spirale che conosco a memoria.
    Non so cosa vorrei, ma l'unica cosa che vorrei non potrò averla mai. E quando ci penso, brucia come sale.
    Mi verrebbe da fuggire, ma il mio io mi ha legata ad un'incudine... e comunque, visti gli ultimi sviluppi, non so se approdando sull'altra sponda ci sarebbe ancora qualcuno ad aspettarmi. E quando ci penso, brucia come sale.
    Mi verrebbe da mandare a fanculo tutti, tutti voi rassegnati che fantasticate drastici rimedi senza aver dato ancora nulla. Perchè è nulla. Ma su questo non mi posso sbilanciare, non sia mai ad urtare la coscienza altrui.
    Mi verrebbe da tapparmi il naso per non sentirla la puzza, quando torno a casa. ma penso che più di me, quel tanfo lo sentano anche altri sotto lo stesso tetto. e si sforzando di farlo apparire quantomeno neutro.
    E se ti fermi a fissare l'orizzonte, vorresti morire in quell'istante. Morire perdendoti in quel punto dove finisce il cielo e inizia il mare, finisce il mare e inizia il cielo, quel punto che c'è ma tu non sai dov'è. sai solo che si fondono in una pennellata vivida. Davvero, se potessi scegliere, acconsentirei a morire in quel preciso istante.
     
    June 06

    pallina sogna...

    Si sveglia che fa buio ormai d'abitudine
    La notte le regala un'aria più complice
    Detesta il vuoto dei rumori della realtà (Aurora sogna)
    Ma col volume a stecca può sopravvivere (Aurora sogna)
    Sogna una carne sintetica Nuovi attributi e un microchip emozionale
    Sogna di un bisturi amico che faccia di lei Qualcosa fuori dal normale
    Qualche gelato al giorno forse la nutrirà
    Non crede nell'amore in ciò è molto semplice
    Come si chiama questa voglia di vivere (Aurora sogna)
    Che nel suo corpo ha bisogno di espandere (Aurora sogna)
    Sogna una carne sintetica
    Nuovi attributi e un microchip emozionale
    Occhi bionici più adrenalina sensori e cibernetica neurale
    Sogna una carne sintetica nuovi attributi e un microchip emozionale
    Labbra cromate ricordi seriali
    Emozioni e un nuovo impianto sessuale
    Lei senza più mangiare lei senza più dormire
    Lei senza più mangiare lei senza più dormire
    ( . . .)
     
    Triste
     
     
    June 03

    .

     
    June 01

    faccine tristi stereotipate.

    Il mio umore non migliora.
    E' più plumbeo del cielo di ferro che c'è oggi.
    In più mi avete convinto a vedere  into the wild e mi sento pure peggio, se possibile.
    io... comincio a  fare cattivi pensieri.
    perchè proprio non ci riesco.. non ci riesco  ( faccina triste stereotipata Triste
    faccina disperata stereotipata e in movimento  In lacrime ).
    scherzi a parte, udite udite, mi viene proprio da farmi un pianto.
    ma uno bello lungo e truce, da restarci con gli occhi a meloncino acquoso.
    non mi riconosco più ( faccina triste stereotipata 2 Triste ) 
     
     
    May 29

    .

     

     

     

    May 21

    .

    Quando ho cliccato su "aggiungi intervento " avevo in mente di scrivere qualcosa di lungo e pesante, monotono e logorroico e probabilmenteanche incomprensibile.
    Adesso il gran casino che frulla nella mia testa riesce a partorire ben poco.. un pò come un'anfora piena d'acqua capovolta che fatica a rigettare il contenuto.
    Io non so come faccia molta gente a nascere vivere e morire nello stesso posto.  crearsi una normale esistenza monotona . Li invidio tutti davvero. Io invece qua le radici non ce le voglio mettere, e anzi spero di travasarmi presto altrove perchè quest'aria diventa sempre più stantia.
    Mi si potrà obiettare che altrove finirò per sentirmi ugualmente stanca e che il problema sta nella mia testa, non lo metto in dubbio, ma almeno non sarà più questo di posto... il problema è però che lo schifo sembra avanzare a velocità crescente e questo paese del cazzo sta altrettanto velocemente degradando sotto il livello della merda. E davvero non capisco come possa la gente avere il tempo di preocupparsi unicamente dello shopping o delle foto da taggare su facebook, del regalo da ricevere al compleanno e della pesantissima giornata di lavoro che la aspetta, grondando di sudore mentre cerca di districarsi tra msn e faccia libro sedta su una scomodissima poltrona... ogni riferimento NON è puramente casuale. Vatti a fidare della superficialità della gente che pensavi di conosere tu, tu e la tua sciocca convinzione che sì, sarà superficiale, ma alla fine lo usa il cervello. Sì. Certo. Ma vaffanculo va.
    Ok sto facendo voli pindarici assurdi e sto realmente scrivendo un intervento lungo monotono e incomprensibile.
    In conclusione... ho paura soltanto che qui o altrove finisca per sentirmi sempre mancante di un pezzo. anzi ne ho la certezza , perciò qualcuno mi dica cortesemente dove vendono il manuale della rassegnazione : sarà la mia prossima spesa.
     
    ps. conversazione tra me e un centralinista telecom italia
     
    c(entralinista) : ok signora ma deve sapere che in caso di guasto del wire less la telecom non si assume il costo della spesa,che verrà addebitato sulla sua bolletta e ammonterebbe a  25 euro
     
    Io : quando mi avete mollato a casa tutta sta roba del wi-fi non mi avevate detto che faceva cagare e che dovevo pure piangermene le conseguenze quindi mo mi spieghi tu perchè ogni venti giorni la mia linea adsl fa cilecca e appena vi minaccio di cambiare gestore la linea torna. e me lo spieghi gratis, grazie
     
    c: non so cosa dirle sincermanete. se vuole faccio richiesta di segnalazione guasto, ma come dicevo le spese per il wireless sono a carico dell'utente
     
    Io: no inutile che consumi le dita a fare segnalazioni. perchè altrimenti a carico suo adesso ci sarà qualche insulto verbale, e soltanto perchè sono impossibilitata a usare la violenza via etere. L'ultima volta mi avete detto che trattasi di un problema di cablatura dei cavi, ma che non è possibile aprire una strada per controllare la mia linea. ora non sapevo che la telecom fosse pagata per truffare la gente, quindi io domani consegno tutta l'apparecchiatra al centro 187 e la saluto prima che mi scappi un bel vaffanculo.
     
    ( stamattina la linea filava che era una meraviglia )
    May 07

    " Non fuggire in cerca di libertà quando la tua più grande prigione è dentro di te "

     
     
    Ok. Perchè ogni volta che io decido, qualsiasi cosa sia ma decido ( il che per me è già un bel passo) , voi e il mondo ad un tratto cominciate a mostrarmi i contro?
    Non che io non ci abbia pensato, ma sicuramente erano in maggioranza i pro.
    E no , non sono io che ho la coda di paglia e vedo fantasmi dove non ce ne sono: semplicemente spuntano tutti adesso.
    La più becera e patetica è una massima venuta fuori da un test di faccialibro :
     
     " Non fuggire in cerca di libertà quando la tua più grande prigione è dentro di te "
     
     
    ( Anche se dovrei fermamente dubitare di codesto risultato, considerando che tra le opzioni di una domanda era incluso " uscire a fare due passi per sfuggire HAI tuoi pensieri )  .
     
     
    [in ogni caso. mi sento stupida. cioè io in ogni cosa che faccio finisco per essere stupida... avevo anche sentito una canzone alla radio. non so di chi fosse. ]